Adrano
Centro agricolo importante per la coltivazione di aranci, pistacchi, miele e olio, il paese si estende alle pendici sud-occidentali dell'Etna, in una zona collinare che affianca la Piana di Catania ad est ed il fiume Simeto ad ovest. La città è situata ad un'altezza di 560 metri sul livello del mare, ha una superficie di 8.251 ettari e dista 35 km dal comune di Catania.
L'attuale toponimo risale al 1929 e riprende quello della città di Adranon fondata da Dionisio I il Vecchio di Siracusa nel 400 a.C. e dedicata ad Adranos, dio siculo della guerra.
I romani tradussero il nome in Hadranum, gli arabi ribattezzarono la città Adarna, i normanni la chiamarono Adernio, e gli angioini Adernò.
Secondo uno studioso del XIX secolo, Giovanni Sangiorgio Mazza, il tiranno siracusano avrebbe tuttavia fondato Adranon su un più antico centro siculo, identificabile con l'antica Inessa, in seguito denominata Aitna (Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, 11, 76, 1), alla quale apparterrebbe il tempio del dio Adrano. Inessa protrebbe essere il nome con cui i siculi chiamavano l'Etna.
Scavi archeologici hanno accertato un’importante presenza nel territorio sin dalla preistoria. In particolare in contrada Mendolito sono stati rinvenuti preziose testimonianze a conferma dell’importanza strategica che la media valle del Simeto rivestiva per la vita delle popolazioni locali. Su queste aree nel tempo si concentra un’infeudazione promossa soprattutto da famiglie imparentate con gli Altavilla come l’Avenel di Adernò. La ubicazione dei tre castelli di Adrano, Paternò e Motta dà la cifra esatta dell’interesse per il controllo di una vasta fascia territoriale e per il controllo strategico-militare di Catania e suoi dintorni.
Uno dei più significativi siti che testimoniano la vita dell’abitato si trova in contrada Minà Capritti dove è stata documentata la presenza di un edificio termale e dove sono stati portati alla luce gran parte dei materiali collocati nel Museo Regionale di Adrano. E’ stato poi individuato un tracciato che partendo dalla rocca Giambruno porta sino al Simeto con diramazioni che a dorso di mulo conducevano verso l’area della Difesa dei Mulini.